Gil Zablodowsky: dove il suono diventa geometria
Per IMAGO al MUST di Lecce, Gil Zablodowsky porta l’astrazione digitale in dialogo con l’architettura, il suono e lo spazio fisico. In questa conversazione con DARTE, l’artista riflette sulla geometria come linguaggio visivo, sulla traduzione delle frequenze acustiche in immagini, sulla tensione tra precisione tecnologica e presenza umana e su ciò che accade quando l’arte digitale abbandona lo schermo per entrare nello spazio reale.
In evidenzaIl problema non è l’AI. È che ci sta mostrando quanto siamo prevedibili.
L’intelligenza artificiale non sta solo imparando a creare immagini. Sta imparando quanto facilmente può imitare quello che chiamiamo stile.

L’arte non compete più solo con l’arte
Un’opera oggi deve sopravvivere nello stesso mondo di campagne moda, videoclip, meme, cinema, design e immagini generate in un secondo.

Perché tutti vogliono sembrare come se non gli importasse
Abbiamo trasformato la nonchalance in una performance. E richiede una quantità impressionante di lavoro.

Abbiamo smesso di comprare oggetti. Compriamo segnali.
Una borsa, una sedia, un quadro, un hotel. Il vero prodotto spesso è ciò che dicono di noi.

Il mondo è pieno di codici. Quasi nessuno li chiama così.
Vestiti, ristoranti, quartieri, parole, opere, hotel: passiamo la giornata a decifrare segnali e poi li chiamiamo gusto.

Instagram ha ucciso il cattivo gusto. E forse è un problema.
Non siamo mai stati così bravi ad avere buon gusto. Peccato che stiamo diventando bravi tutti nello stesso identico modo.

Se un bambino si ferma, funziona. Punto.
Prima di tutto viene lo sguardo. Il resto arriva dopo.
Tutti vogliono essere iconici troppo presto
Prima ancora di avere qualcosa da dire, vogliamo già essere riconoscibili.

Il problema del buon gusto è che ormai ce l’hanno tutti
Quando tutti imparano gli stessi codici, il gusto smette di distinguere e comincia a uniformare.

Il fritto fa male. Ma ci piace tantissimo.
Non è una rubrica salutista. È arte, cultura, denaro, gusto e cattive idee servite abbastanza calde da essere irresistibili.

Essere selezionati conta ancora
In un mondo dove tutti possono pubblicare tutto, qualcuno che dice “questo sì” torna ad avere un certo peso.

Una riga in più sul CV conta eccome
Una carriera si costruisce anche così: una mostra, una città, una selezione, una riga alla volta.

Less is less
Abbiamo trasformato il minimalismo in una religione del buon gusto. Forse a volte una stanza vuota è solo una stanza vuota.

L’artista commerciale passa davanti al concettuale su una Bentley
Uno ha venduto troppo. L’altro ha capito tutto. Indovina chi sta cercando parcheggio davanti ad Art Basel.
SCHIFANO
IT'S ALWAYS MAGIC
Helen Beard: il desiderio cambia punto di vista
Colori saturi, corpi ravvicinati e immagini che oscillano tra figurazione e astrazione. Helen Beard usa la pittura per riportare il desiderio femminile al centro dell’immagine, trasformando l’erotismo in una questione di sguardo, libertà e rappresentazione.

Perché tutti gli artisti sembrano avere lo stesso studio?
Lo studio doveva essere il posto più privato dell’artista. Poi è diventato una scenografia.

Quando il brutto è diventato costoso?
Per anni il lusso ha cercato di essere bello. Poi ha scoperto che essere strano funzionava meglio.

Aspettare di essere scoperti è un pessimo piano
Il mito romantico vuole l’artista nascosto nello studio finché qualcuno di importante bussa alla porta. Sarebbe bellissimo. Anche vincere alla lotteria.

Il problema non è pagare. È non sapere cosa stai comprando.
Il sistema dell’arte discute ossessivamente delle fee. Molto meno di ciò che le fee dovrebbero produrre.

Gli artisti non hanno bisogno di più visibilità
Essere visti da tutti non serve a molto, se nessuno sa dove collocarti.

Gli artisti hanno ancora bisogno delle gallerie?
Oggi un artista può vendere, comunicare e costruire pubblico da solo. Ed è proprio qui che la galleria torna a essere interessante.

Il momento più pericoloso è quando tutti capiscono cosa fai
Il successo ha un problema: prima o poi comincia a chiederti di assomigliare a te stesso.

Régis Deparis: darte firma una retrospettiva tra Francia e Puglia
Quasi trenta opere, oltre quarant’anni di pittura e una storia che attraversa Francia, Roma, Egitto e Salento. Darte costruisce a Lecce la retrospettiva di Régis Deparis, prodotta all’interno di Lecce Art Week e curata da Tancredi Hertzog-Guarini con la Galerie T&L di Parigi. Dodici anni prima, sulle pagine di La Règle du Jeu, Gilles Hertzog auspicava proprio una grande retrospettiva dell’artista, indicando Lecce come uno dei luoghi possibili. Il progetto trasforma quella prospettiva in realtà e riporta al centro una figura originale e difficilmente classificabile della pittura europea del secondo Novecento.

Becky Tucker: e se il futuro sembrasse un reperto archeologico?
Creature pallide, rettili impossibili, armature, volti che compaiono sulle ginocchia e ceramiche che potrebbero avere cento oppure tremila anni. Becky Tucker costruisce oggetti volutamente difficili da collocare nel tempo, mescolando archeologia, mitologia, horror e fantascienza. Ma se un giorno qualcuno trovasse i resti della nostra civiltà, quanto riuscirebbe davvero a capire di noi?

George Condo: quante persone possono vivere dentro un volto?
Occhi che guardano in direzioni diverse, bocche piene di denti, aristocratici deformati, clown, Picasso, antichi maestri e copertine hip-hop. Da oltre quarant’anni George Condo dipinge volti impossibili per raccontare qualcosa di molto reale: una persona può essere felice, violenta, fragile, arrogante e terrorizzata quasi nello stesso momento. Dalla Biennale di Venezia alle collaborazioni con Kanye West e Travis Scott, la sua pittura ha attraversato museo e cultura pop senza scegliere tra i due mondi. Perché forse un volto non serve a mostrarci chi siamo, ma tutte le persone che potremmo essere contemporaneamente.

Ben Crase: cosa succede quando il cowboy smette di dover essere duro?
Cappelli rosa, saloon, orsi, grandi felini, lampadari e uomini che sembrano fratelli. Ben Crase prende uno dei simboli più resistenti dell’immaginario americano — il cowboy — e lo allontana dalla conquista, dalla forza e dalla solitudine per parlare di amicizia, vulnerabilità e appartenenza. Ma quanto cambia un mito quando permettiamo ai suoi uomini di essere finalmente gentili?

Ambra Castagnetti: quanto di noi appartiene davvero solo a noi?
Serpenti, corpi legati, cera, orchidee, avatar e apparizioni digitali. Ambra Castagnetti costruisce un mondo nel quale umano, animale e tecnologico smettono continuamente di essere categorie separate. Dalla Biennale di Venezia al MAMBO di Bogotá, la sua ricerca parte da una domanda che riguarda tutti: se il nostro corpo viene trasformato dalle relazioni, dall’ambiente, dal desiderio e dalla tecnologia, quanto di ciò che chiamiamo “io” appartiene davvero soltanto a noi?

Benedetto Pietromarchi: costruire un bestiario per un mondo che cambia
Uccelli, radici, creature marine e animali impossibili attraversano la scultura di Benedetto Pietromarchi, ma la natura non viene mai trattata come qualcosa di stabile da riprodurre. Formatosi tra scultura classica e architettura, dopo quindici anni a Londra l’artista ha ritrovato nella Maremma un territorio dal quale estrarre materiali, immagini e nuove mitologie. Dalla terracotta ai bestiari contemporanei, il suo lavoro osserva un mondo nel quale animale, vegetale, minerale e artificiale sembrano sempre meno separabili.

Giuseppe Gallace: dipingere ciò che manca
Interni domestici, figure che sembrano sul punto di apparire o scomparire, colori sospesi e dettagli che interrompono la logica della scena. Giuseppe Gallace costruisce dipinti nei quali ciò che manca conta quanto ciò che viene rappresentato. Nel 2025 Darte gli ha dedicato Fragmenta, una personale nella Sacrestia di San Francesco della Scarpa a Lecce: otto oli su tela per entrare in una pittura che non racconta storie complete, ma lascia allo spettatore il compito di immaginare ciò che è accaduto prima e ciò che potrebbe accadere dopo.

Giampaolo Parrilla: dipingere dopo la crisi delle immagini
Reportage, propaganda, social network, sorveglianza, immagini di guerra e contenuti generati dall’intelligenza artificiale convivono ormai nello stesso spazio visivo. Giampaolo Parrilla utilizza la pittura per rallentare questo flusso e interrogare il modo in cui le immagini costruiscono ciò che consideriamo reale. Nel 2026 Darte ha curato a Lecce la sua personale Redemption Machines, negli spazi della Fondazione Palmieri, mettendo in relazione questa ricerca con la storia di un luogo segnato da protezione, disciplina e controllo.

Dove bere a Lecce: 5 posti che consigliamo
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Scoprire il Salento da Lecce: 5 luoghi incredibili nel cuore del Mediterraneo
Da Lecce verso l’Adriatico e lo Ionio: Otranto, Gallipoli, Porto Selvaggio, Laghi Alimini e Cava di Bauxite. Cinque luoghi per scoprire quanto può cambiare il Salento in meno di un’ora di viaggio.

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Una guida essenziale per capire Lecce fin dal primo giorno: le sedi delle mostre Darte, dove soggiornare, come arrivare e muoversi, cosa conoscere della città e come scoprire qualcosa del Salento durante la tua permanenza.

Antonio Ligabue: quando l’arte arriva prima del sistema
Autoritratti ossessivi, animali feroci, campagne padane e una pittura costruita lontano dai percorsi accademici. La vita di Antonio Ligabue è stata raccontata spesso attraverso l’emarginazione e la sofferenza. Ma cosa accade se smettiamo di guardare prima la sua biografia e cominciamo dalle opere?

Bobbi Essers: l’amicizia merita un grande dipinto
Abbracci, mani, vestiti, automobili e frammenti di notti trascorse insieme. Bobbi Essers trasforma fotografie analogiche dei propri amici in grandi dipinti nei quali i volti spesso scompaiono. Al centro rimane qualcosa che l’arte ha raccontato meno di quanto pensiamo: il modo in cui l’amicizia contribuisce a costruire chi siamo.

Yayoi Kusama: scomparire dentro l’infinito
Pois, reti, specchi, zucche e stanze senza fine. Dietro uno dei linguaggi più riconoscibili dell’arte contemporanea, Yayoi Kusama ha costruito per oltre settant’anni una ricerca sulla dissoluzione dell’individuo. Ma cosa accade quando un’arte nata per far scomparire l’io diventa immediatamente riconoscibile da milioni di persone?

Vivian Greven: il corpo nell’epoca delle immagini perfette
Corpi levigati come marmo, pelle senza imperfezioni, mani che si sfiorano e figure sospese tra scultura classica e avatar digitale. Vivian Greven usa la pittura per interrogare una contraddizione del presente: non abbiamo mai visto così tante immagini del corpo, ma vedere significa ancora sentirne la presenza?
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Dalle piscine californiane ai collage fotografici, dai ritratti all’iPad, David Hockney ha attraversato quasi settant’anni di arte senza smettere di cambiare strumenti. Dietro ogni esperimento, però, rimaneva la stessa domanda: come possiamo vedere meglio ciò che abbiamo davanti?
In evidenzaOh de Laval: il desiderio prima del giudizio
Corpi deformati, rosa veneziano, sesso, ironia e improvvise esplosioni di violenza. Oh de Laval costruisce scene apparentemente giocose per interrogare desiderio, morale e comportamento umano. Ma chi decide davvero dove finisce il piacere e comincia la trasgressione?
In evidenzaHai-Hsin Huang: l’assurdità è già tutta intorno a noi
Matrimoni disastrosi, fiere d’arte, palestre, musei, cani sconosciuti e folle in vacanza. Hai-Hsin Huang osserva la vita quotidiana e la trasforma in una commedia leggermente inquietante, dove dietro i colori brillanti emergono ansia, conformismo e fragilità.
In evidenzaGori Mora: quanto siamo vicini quando ci separa uno schermo?
Corpi, specchi, stanze private e superfici che riflettono chi guarda. Gori Mora usa la pittura per interrogare desiderio, identità queer e relazioni in un presente nel quale incontrarsi è diventato più facile, ma sentirsi davvero vicini non necessariamente.
In evidenzaElla Bril: dipingere quando il tempo non appartiene più solo a te
La maternità ha cambiato i soggetti di Ella Bril, ma soprattutto le condizioni in cui la sua pittura prende forma. Motherhood: Luminous Origins parte da corpi, notti insonni e gesti di cura per aprire una questione più ampia: che cosa accade alla figura dell’artista quando creare non può più essere separato dal resto della vita?
In evidenzaDamien Hirst: l’arte che ha deciso di non farsi ignorare
Uno squalo immerso nella formaldeide, animali sezionati, pillole, farfalle e milioni di sterline passati direttamente dallo studio alla casa d’aste. Damien Hirst ha trasformato morte, bellezza, mercato e spettacolo in parti dello stesso linguaggio. Ma quanto della sua importanza appartiene alle opere e quanto al sistema che ha saputo costruire intorno a esse?
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Carta, pigmenti, serigrafia, colori fluorescenti e installazioni monumentali. Geoffroy Pithon attraversa pittura e graphic design costruendo immagini che non vogliono soltanto essere guardate, ma diventare parte dello spazio.
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Manga, folklore cinese, Goya, moda, cinema e cultura pop convivono nelle grandi tele di Ding Shilun. Nato a Guangzhou e attivo tra Cina e Londra, l’artista trasforma la confusione del presente in favole personali sospese tra seduzione e inquietudine.
