Quando il brutto è diventato costoso?

Per anni il lusso ha cercato di essere bello. Poi ha scoperto che essere strano funzionava meglio.

di Nina Morel·18 ago 2026·1 min di lettura
Quando il brutto è diventato costoso?

ART FRIED® Contemporary culture, served hot. Read in one shot. Digest later. A un certo punto abbiamo smesso di chiedere alle cose costose di essere belle. Una sneaker enorme, una borsa che sembra uscita da un ferramenta, una sedia deliberatamente scomoda, un dipinto che tua zia definirebbe senza esitazione “orrendo”: tutto può diventare desiderabile se possiede abbastanza intenzione. Il lusso contemporaneo ha capito una cosa che l’arte sapeva già da tempo: il gusto funziona molto meglio quando separa le persone. Il bello mette facilmente d’accordo. Lo strano, il difficile, il quasi sbagliato costringono invece a prendere posizione. Se lo capisci, sei dentro. Se chiedi perché costa così tanto, probabilmente sei già fuori. È qui che l’estetica smette di essere soltanto una questione di piacere e diventa linguaggio sociale. Non compriamo più sempre ciò che appare perfetto; spesso compriamo ciò che dimostra che abbiamo imparato a riconoscere una forma di valore prima degli altri. Naturalmente il brutto non è diventato improvvisamente geniale. Esiste ancora una quantità impressionante di cose semplicemente brutte, solo molto ben illuminate. Ma il punto interessante è che arte, moda e design hanno trasformato l’attrito estetico in una forma di desiderio. Una cosa può sembrare sbagliata al primo sguardo e diventare irresistibile al quinto, perché nel frattempo abbiamo imparato il codice necessario per leggerla. Forse è questo il vero lusso oggi: non possedere qualcosa che tutti trovano bello, ma possedere qualcosa che richiede una spiegazione e non avere nessuna intenzione di darla. Il gusto, dopotutto, è sempre stato anche un modo elegante di dire: io questa cosa l’ho capita prima di te. Art. Culture. No cold takes.

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