Instagram ha ucciso il cattivo gusto. E forse è un problema.

Non siamo mai stati così bravi ad avere buon gusto. Peccato che stiamo diventando bravi tutti nello stesso identico modo.

di Livia Serra·19 ago 2026·2 min di lettura
Instagram ha ucciso il cattivo gusto. E forse è un problema.

ART FRIED® Contemporary culture, served hot. Read in one shot. Digest later. Instagram ha fatto qualcosa che nessuna scuola di design era mai riuscita a fare: ha insegnato il buon gusto a centinaia di milioni di persone contemporaneamente. Oggi sappiamo tutti, più o meno, come dovrebbe apparire una casa interessante, un ristorante a Copenhagen, un hotel a Minorca, una libreria indipendente a Tokyo o il bagno di qualcuno che lavora nella moda. Conosciamo il legno chiaro, l’acciaio spazzolato, la ceramica imperfetta, il vino naturale, la lampada giusta e quella particolare tonalità di beige che costa inspiegabilmente più delle altre. Non è necessariamente una cosa negativa. Mai così tante persone hanno avuto accesso a una quantità simile di riferimenti visivi. Il problema è che gli algoritmi non si limitano a mostrarci cosa ci piace: imparano cosa ci piace e ce ne mostrano ancora. Così il gusto, che dovrebbe essere una combinazione abbastanza caotica di educazione, desiderio, errori, ossessioni e incontri casuali, rischia di diventare una playlist perfettamente ottimizzata di cose che abbiamo già imparato ad approvare. Ed è qui che il cattivo gusto comincia improvvisamente a sembrare interessante. Non quello costruito apposta per essere kitsch, camp o ironico — anche quello ormai possiede il suo moodboard — ma il cattivo gusto autentico, quello di qualcuno che mette insieme due cose che nessun algoritmo avrebbe mai pensato di associare. Una casa troppo piena. Un colore sbagliato. Una cornice assurda. Una camicia che non dovrebbe funzionare e invece, misteriosamente, funziona. Sono errori, forse, ma almeno appartengono ancora a qualcuno. Quando milioni di persone salvano le stesse immagini, frequentano gli stessi hotel, comprano le stesse sedie e fotografano lo stesso piatto dall’alto, l’imperfezione personale diventa quasi una forma di resistenza estetica. Instagram non ha eliminato il cattivo gusto. Ha fatto qualcosa di più strano: ci ha insegnato così bene il buon gusto da renderlo prevedibile. E forse il vero cattivo gusto, oggi, è avere esattamente il buon gusto che Internet si aspetta da te. Art. Culture. No cold takes.

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