Gori Mora: quanto siamo vicini quando ci separa uno schermo?

Corpi, specchi, stanze private e superfici che riflettono chi guarda. Gori Mora usa la pittura per interrogare desiderio, identità queer e relazioni in un presente nel quale incontrarsi è diventato più facile, ma sentirsi davvero vicini non necessariamente.

di Andrea Tapparini·14 ago 2026·6 min di lettura
Gori Mora: quanto siamo vicini quando ci separa uno schermo?

I nostri desideri continuano a cambiare e spesso abbiamo la sensazione di cercare sempre qualcosa di più.

Gori Mora, intervista ad AOAP Projects, 2025

Sembra quasi uno schermo

Una gamba nuda. Un rubinetto. Una pianta. Un volto riflesso nello specchio. Nei dipinti di Gori Mora raramente vediamo tutto. Gli interni vengono frammentati, i corpi entrano ed escono dall’inquadratura e spesso abbiamo la sensazione di osservare una stanza attraverso un’altra stanza. Nato a Maiorca nel 1992 e attivo a Glasgow, Mora costruisce immagini intime senza concedere allo spettatore un accesso completo. È una contraddizione deliberata: possiamo vedere, ma non necessariamente entrare. Già nel 2022, in occasione di Layering Intimacy alla Galería Pelaires, Artnet individuava nella frammentazione delle scene e nell’uso ricorrente degli specchi una relazione diretta con il modo in cui costruiamo e osserviamo noi stessi attraverso i social media.

Gori Mora. Lavanda night, 2024, Oil on perspex, 170.4x133.4 cm
Gori Mora. Lavanda night, 2024, Oil on perspex, 170.4x133.4 cm

La superficie è parte della storia

Il modo in cui Mora dipinge è inseparabile da ciò che vuole raccontare. Nei lavori dedicati più direttamente alla dimensione digitale utilizza olio su Perspex, ma non dipinge sulla superficie che vedremo. Lavora sul retro della lastra, iniziando dai dettagli e procedendo verso lo sfondo; soltanto alla fine gira il pannello. Lo spettatore incontra così l’immagine attraverso una superficie acrilica perfettamente liscia. La pittura è fisicamente presente, ma rimane dall’altra parte.

Il contrasto è preciso: uno dei materiali più tradizionali della storia dell’arte, la pittura a olio, viene osservato attraverso un materiale industriale che richiama la luminosità e la distanza di uno schermo. Il Perspex può inoltre restituire il riflesso di chi guarda. Lo spettatore non osserva soltanto il corpo rappresentato: vede anche sé stesso sovrapporsi all’immagine.

Gori Mora. Sonetos del amor oscuro, 2024, Oil on perspex, 152.7x128.3 cm
Gori Mora. Sonetos del amor oscuro, 2024, Oil on perspex, 152.7x128.3 cm

Il desiderio nell’epoca dell’abbondanza

Il tema non è quindi la tecnologia in sé. È ciò che la tecnologia fa al desiderio. Dating app e social network hanno moltiplicato le possibilità di incontrarsi, osservare altri corpi e immaginare vite alternative. Mora nota però il paradosso di questa abbondanza: quando le possibilità sembrano infinite, può diventare più difficile sentirsi soddisfatti di ciò che abbiamo. Il desiderio non trova necessariamente una destinazione; può trasformarsi in una ricerca continua dell’opzione successiva.

Quando ogni persona può essere confrontata con infinite alternative, riusciamo ancora a capire che cosa desideriamo davvero? È qui che i suoi interni frammentati diventano qualcosa di più di semplici scene erotiche. Raccontano una condizione psicologica: essere continuamente vicini alla possibilità di qualcosa senza riuscire necessariamente a raggiungerla.

Gori Mora. Night with constellations, 2024, Oil on perspex, 100.2x106.4 cm
Gori Mora. Night with constellations, 2024, Oil on perspex, 100.2x106.4 cm

Dal desiderio alla comunità

La ricerca di Mora, però, non rimane ferma alla critica della vita digitale. Con Being in Touch, presentata alla Galería Pelaires tra il 2023 e il 2024, il centro si sposta verso ciò che può resistere alla distanza: amicizia, contatto fisico, cura e appartenenza. I dipinti evocano un’estate sospesa, popolata da relazioni romantiche, amicizie e corpi che si toccano. Mora descrive queste immagini come momenti sottratti temporaneamente al caos esterno.

Compaiono anche teste che sembrano cellule capaci di moltiplicarsi e fondersi. La ripetizione dei volti non serve soltanto a parlare di identità. Diventa un’immagine di interdipendenza: prendersi cura di sé non può essere completamente separato dal prendersi cura degli altri. Nella biografia della Galería Pelaires, Mora colloca esplicitamente la propria esperienza queer dentro una rete più ampia di connessioni, nella quale corpo, amore e autenticità assumono anche una dimensione politica.

Gori Mora. Players, 2024, Oil on perspex, 115.2x103.4 cm
Gori Mora. Players, 2024, Oil on perspex, 115.2x103.4 cm

Costruire luoghi in cui abbassare la guardia

Nel 2024 Burning Desires, la personale di Mora a Unit London, porta questa ricerca verso il tema dei queer safe spaces e della loro capacità di trasformare chi li attraversa. Il desiderio non viene più osservato soltanto come impulso individuale. È anche ciò che permette di riconoscersi, trovare altri corpi e costruire luoghi nei quali determinate identità possano esistere senza doversi continuamente spiegare o difendere.

Opere come Baddies, Union, Inferno Boulevard o Night with constellations ampliano il vocabolario visivo: corpi che si sovrappongono, sigarette, lune, piante, maschere, specchi e oggetti domestici compongono mondi notturni nei quali intimità e teatralità convivono. Sono spazi immaginari, ma nascono da un’esigenza molto concreta: quella di sentirsi al sicuro abbastanza da poter desiderare liberamente. Le opere furono presentate nella personale londinese del 2024.

Gori Mora. Intimate Room, 2024, Oil on perspex, 120.3x95.4 cm
Gori Mora. Intimate Room, 2024, Oil on perspex, 120.3x95.4 cm

Il personale diventa storia

Definire il lavoro di Mora attraverso il solo desiderio rischierebbe comunque di perdere una parte importante della ricerca. L’artista utilizza la propria esperienza queer per interrogare anche una storia collettiva: modelli di relazione, rappresentazioni del corpo, erotismo e forme di appartenenza che esistevano prima di lui e che continuano a influenzare il presente. Galería Pelaires sottolinea proprio questa relazione tra esperienza individuale e storia della comunità queer.

Questo passaggio è diventato particolarmente evidente quando il suo lavoro è entrato in Sida. Una historia silenciada en el contexto balear, mostra curata da Jesús Alcaide a Es Baluard Museu nel 2024, dedicata a una storia dell’HIV/AIDS nel contesto delle Baleari. Inserire una ricerca contemporanea sul desiderio e sulla comunità dentro questo quadro significa ricordare che l’intimità non nasce mai in uno spazio neutrale: porta con sé ciò che una generazione ha potuto vivere, nascondere, perdere o conquistare.

Gori Mora. Baddies, 2024, Oil on perspex, 105.2x100.2 cm
Gori Mora. Baddies, 2024, Oil on perspex, 105.2x100.2 cm

Da Maiorca a Glasgow, e ritorno

Anche la geografia è parte della storia. Mora è cresciuto a Maiorca, si è trasferito a Barcellona nel 2011 per studiare Belle Arti e nel 2017 ha raggiunto Glasgow, dove ha completato il Master alla Glasgow School of Art nel 2018 e continua a vivere e lavorare. Dopo il master ha ricevuto dalla Royal Scottish Academy la John Kinross Scholarship per un periodo di ricerca a Firenze. My Florence Souvenir è oggi nella collezione della Royal Scottish Academy, mentre Stormy Day è entrata nella collezione dell’X Museum in Cina.

Nel 2026 questa traiettoria ha incontrato nuovamente Glasgow con Signals & Echoes, mostra a due con James Rigler alla Kendall Koppe durante Glasgow International. Era la prima presentazione dei due artisti con la galleria. Le opere recenti continuano a muoversi intorno a desiderio, prossimità e identità queer, ma la traiettoria complessiva mostra ormai una ricerca più ampia della sola relazione tra pittura e social media.

Gori Mora. Union, 2024, Oil on perspex, 120.4x100.3 cm
Gori Mora. Union, 2024, Oil on perspex, 120.4x100.3 cm

Essere connessi non significa essere vicini

È forse questa la tensione che tiene insieme il lavoro di Gori Mora. La tecnologia promette accesso. Il desiderio promette vicinanza. Le comunità promettono appartenenza. Eppure nessuna di queste condizioni elimina completamente la distanza tra una persona e un’altra. Il Perspex rende questa distanza visibile. L’immagine è lì, a pochi millimetri da noi, ma la superficie ci impedisce di raggiungerla. Possiamo avvicinarci quanto vogliamo e continuare a vedere il nostro stesso riflesso. Negli ultimi anni, però, la pittura di Mora sembra cercare qualcosa oltre quella superficie: contatto, amicizia, cura, safe spaces, memoria condivisa. Non la fantasia di eliminare ogni distanza, ma la possibilità di costruire relazioni abbastanza forti da attraversarla.

Se la stessa superficie che ci permette di incontrarci è anche quella che ci tiene separati, dove comincia davvero l’intimità? Forse i dipinti di Mora non cercano una risposta. Ci ricordano piuttosto che essere visibili non significa necessariamente essere conosciuti, essere desiderati non significa essere amati e avere accesso agli altri non significa ancora essere con loro.

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