Il problema del buon gusto è che ormai ce l’hanno tutti

Quando tutti imparano gli stessi codici, il gusto smette di distinguere e comincia a uniformare.

di Nina Morel·19 ago 2026·1 min di lettura
Il problema del buon gusto è che ormai ce l’hanno tutti

ART FRIED® Contemporary culture, served hot. Read in one shot. Digest later. Il problema del buon gusto è che ormai sappiamo tutti più o meno come appare. Lampada giusta, sedia giusta, libro d’arte lasciato aperto al punto giusto, fotografia leggermente desaturata, ceramica irregolare, sneaker abbastanza costosa da sembrare semplice. Instagram, Pinterest, hotel, concept store, moda e interior design hanno fatto un lavoro straordinario: hanno trasformato codici che un tempo richiedevano tempo, accesso e una certa educazione visiva in un tutorial globale permanente. Il risultato è che oggi milioni di persone possono costruire immagini sofisticate con una precisione impressionante. Ma quando tutti imparano gli stessi riferimenti, il gusto perde una parte della sua funzione originaria. Doveva distinguerti. Adesso rischia di renderti perfettamente simile a tutti gli altri che hanno buon gusto. Forse è per questo che le cose davvero interessanti iniziano di nuovo a sembrare un po’ sbagliate. Una casa troppo piena, un colore quasi offensivo, un’opera difficile da abbinare al divano, un oggetto che nessun algoritmo di interior inspiration avrebbe suggerito. Il gusto migliore non è necessariamente quello che conosce tutte le regole; spesso è quello che sa esattamente quale rompere senza sembrare semplicemente confuso. Perché appena una sensibilità diventa condivisa, fotografata, salvata e replicata abbastanza volte, smette di essere un segnale culturale e diventa arredamento. Il vero cattivo gusto, oggi, potrebbe essere avere un gusto impeccabile esattamente come quello di tutti gli altri. Art. Culture. No cold takes.

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