Il fritto fa male. Ma ci piace tantissimo.

Non è una rubrica salutista. È arte, cultura, denaro, gusto e cattive idee servite abbastanza calde da essere irresistibili.

di Andrea Tapparini·19 ago 2026·1 min di lettura
Il fritto fa male. Ma ci piace tantissimo.

ART FRIED® Contemporary culture, served hot. Read in one shot. Digest later. Il fritto fa male. Lo sappiamo tutti. È pesante, eccessivo, probabilmente non dovrebbe diventare una dieta e proprio per questo, quando arriva bollente al tavolo, nessuno vuole davvero l’insalata. ART FRIED nasce più o meno dallo stesso principio. Non è il posto in cui l’arte viene servita con le pinzette, privata di grassi e accompagnata da una nota curatoriale di quattromila parole. Qui prendiamo una cosa che il sistema considera normale — un prezzo assurdo, una mostra, una moda estetica, una galleria, un artista trasformato in brand, il bisogno compulsivo di essere contemporanei — e la mettiamo nell’olio abbastanza a lungo da far emergere quello che scricchiola. Non per semplificare l’arte, ma per renderla di nuovo difficile da ignorare. Perché la cultura può essere seria senza comportarsi continuamente come se fosse a un funerale. Naturalmente il fritto ha un altro problema: crea dipendenza. Un’idea troppo pulita si dimentica facilmente; una frase leggermente indigesta rimane lì, torna mentre cammini, magari ti irrita abbastanza da farti cambiare idea. È quello che ci interessa. ART FRIED non vuole avere sempre ragione e non vuole nemmeno essere provocatorio per sport. Vuole guardare arte, denaro, potere, gusto, moda, internet e tutte le piccole liturgie culturali con abbastanza competenza da potersi permettere di essere maleducato al momento giusto. Alcune cose faranno bene. Altre decisamente meno. Ma se dopo aver letto non senti niente, abbiamo sbagliato temperatura. Il resto dell’Editorial può nutrirti. Questo, ogni tanto, deve friggere. Art. Culture. No cold takes.

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