Hai-Hsin Huang: l’assurdità è già tutta intorno a noi
Matrimoni disastrosi, fiere d’arte, palestre, musei, cani sconosciuti e folle in vacanza. Hai-Hsin Huang osserva la vita quotidiana e la trasforma in una commedia leggermente inquietante, dove dietro i colori brillanti emergono ansia, conformismo e fragilità.

“Dipingo queste persone perché accetto che anche loro facciano parte della mia realtà.”
— Hai-Hsin Huang, intervista a Vogue Taiwan, 2024
Non serve inventare molto
Nei dipinti di Hai-Hsin Huang succedono cose strane, ma raramente impossibili. Una sposa sembra sul punto di perdere il controllo, una folla invade un museo, decine di persone occupano una montagna per fotografarsi, qualcuno si allena mentre qualcun altro osserva. Le situazioni arrivano dalla vita quotidiana e vengono appena spinte oltre il limite del normale. È qui che nasce il loro humour. Huang, nata a Taipei nel 1984 e attiva tra Taipei e Brooklyn, osserva persone comuni, comportamenti collettivi e piccoli incidenti sociali trasformandoli in scene colorate nelle quali commedia, ansia e assurdità convivono.

Ridiamo perché ci riconosciamo
Il suo humour non funziona come una battuta. È più vicino a uno specchio deformante. Huang prende comportamenti che conosciamo bene — il bisogno di apparire, il matrimonio come rituale sociale, il turismo di massa, la palestra, l’arte trasformata in evento — e li osserva abbastanza a lungo da far emergere qualcosa di ridicolo. Ma la distanza tra noi e i personaggi rimane minima. Potremmo essere loro. Nelle descrizioni del suo lavoro ricorre proprio questa combinazione tra ingenuità infantile e umorismo nero: la crudeltà del mondo rimane visibile, ma diventa più facile da avvicinare.

Anche il mondo dell’arte finisce nel quadro
Huang non risparmia il sistema dell’arte al quale appartiene. Una delle serie che ha contribuito a definire la sua ricerca nasce osservando il pubblico del Metropolitan Museum di New York; più tardi Art Basel trasforma la fiera in materiale pittorico, registrando esposizione, consumo e comportamento dei visitatori. Nel suo sito, Museum Show e Art Basel compaiono accanto a serie dedicate ai matrimoni, ai parchi o alla vita domestica: il museo e la fiera diventano quindi luoghi sociali come tutti gli altri.
E qui emerge una domanda inevitabile: quando entriamo in una mostra, stiamo ancora guardando l’arte o stiamo anche mettendo in scena noi stessi?

Dalla tragedia alla palestra
La ricerca di Huang cambia insieme alla sua vita. Nei lavori più lontani emergeva una componente più apertamente sarcastica e inquieta; negli anni recenti lo sguardo è diventato più empatico. Dopo essere tornata a Taiwan durante la pandemia, l’artista ha osservato l’esplosione dell’escursionismo e della vita all’aperto in Springtime Hills, mentre nel 2024 le mostre parallele In the Gym e On the Road hanno rivolto l’attenzione alla cultura del fitness e ai paesaggi attraversati quotidianamente. Huang stessa ha raccontato che, con il tempo, la critica verso gli altri ha lasciato più spazio all’accettazione delle loro differenze.

La folla come ritratto contemporaneo
Molte opere di Huang sono piene di persone. Non c’è necessariamente un protagonista: è la folla a diventare il soggetto. In lavori dedicati a musei, città, montagne o spazi pubblici, decine di piccole figure costruiscono scene che si possono leggere quasi come mappe sociali. Ognuno compie un gesto diverso, ma tutti partecipano allo stesso sistema. È una modalità particolarmente efficace per parlare del presente, perché gran parte della nostra esperienza contemporanea nasce proprio dalla convivenza forzata tra individualità e comportamento collettivo. Il Jut Art Museum descrive la sua pittura come un’osservazione delle assurdità e delle ansie degli abitanti delle città moderne, spesso incapaci o riluttanti a riconoscere le crisi che li circondano.

Una carriera costruita attraversando luoghi
Dopo la formazione alla National Taipei University of Education e il Master alla School of Visual Arts di New York, Huang ha sviluppato un percorso tra Asia, Europa e Stati Uniti. Il suo lavoro è stato presentato, tra gli altri, al Taipei Fine Arts Museum, al Museum der bildenden Künste di Lipsia, al Mori Art Museum, al Centre Pompidou-Metz e all’Art Gallery of Western Australia; opere dell’artista fanno parte anche delle collezioni del Taipei Fine Arts Museum, della White Rabbit Gallery, della UBS Art Collection e dell’Art Gallery of Western Australia. Nel 2024 ha ricevuto una NYSCA/NYFA Artist Fellowship in Painting.

Il quotidiano è abbastanza
Hai-Hsin Huang non sembra interessata a trasformare la realtà in qualcosa di più spettacolare di quanto sia già. Le basta osservarla. Una palestra può raccontare narcisismo, disciplina e desiderio di appartenenza. Una montagna può diventare il ritratto di una società che cerca libertà nello stesso luogo e nello stesso momento. Una fiera d’arte può mostrare tanto delle opere quanto delle persone che la attraversano. La sua pittura ricorda che il quotidiano non è il contrario della complessità: spesso è il luogo nel quale la complessità si nasconde meglio.
E se le scene che troviamo assurde nei suoi quadri fossero semplicemente il modo più preciso di rappresentare come viviamo?
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