Art Fried
Lo sguardo obliquo di darte sull'arte contemporanea: racconti, incontri e cortocircuiti visivi.
In evidenzaIl problema non è l’AI. È che ci sta mostrando quanto siamo prevedibili.
L’intelligenza artificiale non sta solo imparando a creare immagini. Sta imparando quanto facilmente può imitare quello che chiamiamo stile.

L’arte non compete più solo con l’arte
Un’opera oggi deve sopravvivere nello stesso mondo di campagne moda, videoclip, meme, cinema, design e immagini generate in un secondo.

Perché tutti vogliono sembrare come se non gli importasse
Abbiamo trasformato la nonchalance in una performance. E richiede una quantità impressionante di lavoro.

Abbiamo smesso di comprare oggetti. Compriamo segnali.
Una borsa, una sedia, un quadro, un hotel. Il vero prodotto spesso è ciò che dicono di noi.

Il mondo è pieno di codici. Quasi nessuno li chiama così.
Vestiti, ristoranti, quartieri, parole, opere, hotel: passiamo la giornata a decifrare segnali e poi li chiamiamo gusto.

Instagram ha ucciso il cattivo gusto. E forse è un problema.
Non siamo mai stati così bravi ad avere buon gusto. Peccato che stiamo diventando bravi tutti nello stesso identico modo.

Se un bambino si ferma, funziona. Punto.
Prima di tutto viene lo sguardo. Il resto arriva dopo.
Tutti vogliono essere iconici troppo presto
Prima ancora di avere qualcosa da dire, vogliamo già essere riconoscibili.

Il problema del buon gusto è che ormai ce l’hanno tutti
Quando tutti imparano gli stessi codici, il gusto smette di distinguere e comincia a uniformare.

Il fritto fa male. Ma ci piace tantissimo.
Non è una rubrica salutista. È arte, cultura, denaro, gusto e cattive idee servite abbastanza calde da essere irresistibili.

Essere selezionati conta ancora
In un mondo dove tutti possono pubblicare tutto, qualcuno che dice “questo sì” torna ad avere un certo peso.

Una riga in più sul CV conta eccome
Una carriera si costruisce anche così: una mostra, una città, una selezione, una riga alla volta.

Less is less
Abbiamo trasformato il minimalismo in una religione del buon gusto. Forse a volte una stanza vuota è solo una stanza vuota.

L’artista commerciale passa davanti al concettuale su una Bentley
Uno ha venduto troppo. L’altro ha capito tutto. Indovina chi sta cercando parcheggio davanti ad Art Basel.

Perché tutti gli artisti sembrano avere lo stesso studio?
Lo studio doveva essere il posto più privato dell’artista. Poi è diventato una scenografia.

Quando il brutto è diventato costoso?
Per anni il lusso ha cercato di essere bello. Poi ha scoperto che essere strano funzionava meglio.

Aspettare di essere scoperti è un pessimo piano
Il mito romantico vuole l’artista nascosto nello studio finché qualcuno di importante bussa alla porta. Sarebbe bellissimo. Anche vincere alla lotteria.

Il problema non è pagare. È non sapere cosa stai comprando.
Il sistema dell’arte discute ossessivamente delle fee. Molto meno di ciò che le fee dovrebbero produrre.

Gli artisti non hanno bisogno di più visibilità
Essere visti da tutti non serve a molto, se nessuno sa dove collocarti.

Gli artisti hanno ancora bisogno delle gallerie?
Oggi un artista può vendere, comunicare e costruire pubblico da solo. Ed è proprio qui che la galleria torna a essere interessante.

Il momento più pericoloso è quando tutti capiscono cosa fai
Il successo ha un problema: prima o poi comincia a chiederti di assomigliare a te stesso.
