Régis Deparis: darte firma una retrospettiva tra Francia e Puglia
Quasi trenta opere, oltre quarant’anni di pittura e una storia che attraversa Francia, Roma, Egitto e Salento. Darte costruisce a Lecce la retrospettiva di Régis Deparis, prodotta all’interno di Lecce Art Week e curata da Tancredi Hertzog-Guarini con la Galerie T&L di Parigi. Dodici anni prima, sulle pagine di La Règle du Jeu, Gilles Hertzog auspicava proprio una grande retrospettiva dell’artista, indicando Lecce come uno dei luoghi possibili. Il progetto trasforma quella prospettiva in realtà e riporta al centro una figura originale e difficilmente classificabile della pittura europea del secondo Novecento.

“Per Régis Deparis, amico e pittore che vede il mondo che ci circonda con un panache che credevo scomparso.”
— Raymond Mason, dedica a Régis Deparis, luglio 1992 su La Règle du Jeu
Nel 2013 qualcuno chiede una retrospettiva. Darte la realizza a Lecce
Nel giugno 2013, pochi giorni dopo la morte di Régis Deparis, Gilles Hertzog pubblica su La Règle du Jeu un lungo ricordo del pittore francese. Il testo termina con un auspicio sorprendentemente preciso: il modo migliore per rendergli omaggio sarebbe organizzare una grande retrospettiva capace di attraversare le molte declinazioni della sua opera, prima nel Nord della Francia e poi, forse, proprio a Lecce, quella che Hertzog definisce la sua ultima patria. Dodici anni dopo, quella prospettiva prende forma. Dal 20 al 30 giugno 2025 Darte produce a Lecce la retrospettiva Régis Deparis. Un pittore francese in Puglia, riunendo quasi trenta opere provenienti da collezioni private nelle sale del Museo Diocesano all’interno del Palazzo del Seminario. Inserita nel programma di Lecce Art Week, la mostra è curata da Tancredi Hertzog-Guarini con la Galerie T&L di Parigi e costituisce, secondo la documentazione della galleria, il primo omaggio dedicato a Deparis da un museo italiano. È qui che il ruolo di Darte diventa decisivo. Andrea Tapparini, fondatore di Darte e alla guida di Lecce Art Week, costruisce la cornice progettuale e produttiva nella quale la ricerca parigina può trasformarsi in una mostra museale italiana. Darte mette in relazione la Galerie T&L, la curatela storico-artistica, i prestatori, una sede istituzionale e il sistema più ampio della manifestazione, prodotta e promossa dal gruppo. La stampa che presenta l’edizione 2025 identifica infatti Lecce Art Week come un progetto prodotto da Darte e diretto da Tapparini, sviluppato attraverso una rete di musei, fondazioni, curatori e partner nazionali e internazionali. Questa distinzione è importante: la retrospettiva non arriva a Lecce come un format già confezionato. Nasce dall’incontro tra competenze diverse. La Galerie T&L porta la conoscenza dell’artista e il lavoro di ricerca; Hertzog-Guarini costruisce la lettura curatoriale; Darte rende possibile la dimensione pubblica del progetto, coordinandone produzione, sede, relazioni, percorso e inserimento nella città. Il risultato non è soltanto una mostra su Deparis, ma la ricomposizione di una storia artistica dispersa tra più luoghi e più decenni.
Un pittore europeo difficile da mettere in una sola corrente
Régis Deparis nasce nel 1948 nel Nord della Francia, studia alle Beaux-Arts di Lille e all’École nationale supérieure des arts décoratifs di Parigi, quindi sceglie Roma, dove vive per circa dieci anni. Nel 1973 incontra Henri Cueco e partecipa alla scena della Jeune Peinture; dal 1974 espone tra Parigi, Milano e Genova. Il suo percorso entra presto in una geografia molto più ampia, passando dal Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris al Grand Palais, da istituzioni francesi a esposizioni italiane e internazionali. Ma elencare i luoghi non basta a spiegare Deparis. La sua posizione è interessante proprio perché sfugge a una genealogia unica. Rimane figurativo in decenni in cui la figurazione viene continuamente dichiarata superata, ma non cerca mai un ritorno nostalgico alla pittura tradizionale. Storia, oggetti, architetture, animali, paesaggi e figure umane entrano in immagini che possono essere ironiche, teatrali, colte e improvvisamente inquietanti. Gilles Hertzog lo descrive su La Règle du Jeu come un artista in cui pittura e cultura sono inseparabili e lo avvicina, per spirito e sensibilità, a Pierre Klossowski, Raymond Mason ed Enrico Baj. Aggiunge un giudizio ancora più netto: nei momenti migliori considera Deparis al loro livello. Anche le opere conservate nelle collezioni pubbliche mostrano quanto questa traiettoria sia già storicizzata. Il Musée d’Art Moderne de Paris conserva, tra le altre, La commode, olio su tela del 1975 circa, un dipinto di 96 × 146 centimetri nel quale un elemento domestico diventa il centro di una costruzione figurativa ambigua. Il nome di Deparis compare inoltre negli inventari e nella bibliografia legata a collezioni come il Musée de Grenoble, il Fonds national d’art contemporain e il FRAC Franche-Comté, oltre che in repertori critici come il Bénézit Dictionary of Artists. Questa è una delle ragioni per cui la retrospettiva costruita da Darte non assume il tono di una semplice riscoperta sentimentale. Deparis non è un artista privo di storia: è piuttosto un autore la cui storia esiste in molti frammenti, senza essere sempre confluita in una narrazione unica. La mostra serve precisamente a riavvicinare quei frammenti.
Roma e l’Egitto: dipingere dentro la storia
Roma introduce nella pittura di Deparis una questione destinata a non abbandonarlo più: che cosa resta della storia quando il potere che l’ha prodotta scompare? Ville, giardini, architetture e vestigia non sono semplicemente scenari. Diventano superfici sulle quali il presente continua a incontrare ciò che lo precede. Nella lettura realizzata da Francesco Ruggiero per la retrospettiva di Palazzo Ruspoli del 2001, la Roma di Deparis è legata all’idea della dissoluzione di un potere immenso: il monumento conserva la grandezza, ma anche la prova della sua caduta. Da questo rapporto nascono cicli come Paysages italiens, Isola Bella e Villa Lante. Nel 1985 la ricerca si sposta verso un’altra civiltà monumentale. Deparis ottiene la Villa Médicis hors les murs, programma francese che gli permette di lavorare in Egitto, nell’area di Karnak e Luxor. Nel 1986 il Musée d’Art Moderne Lille Métropole presenta Régis Deparis en abîmes, collegata alla serie Descente aux tombeaux. L’archeologia, le tombe, l’architettura faraonica e il paesaggio egiziano amplificano una domanda già presente nella fase romana: la storia non viene illustrata, ma utilizzata come materia visiva e psicologica. È significativo che Gilles Hertzog, ricordando Deparis, insista proprio su questa capacità di passare dai templi faraonici alle grandi piante decorative, dall’architettura antica alla figura umana. Nelle sue opere il patrimonio culturale non è un archivio da citare correttamente; è qualcosa che può essere spostato, reinventato e fatto entrare nel presente. La retrospettiva di Lecce rende visibile questa continuità. Roma, l’Egitto e il Salento non diventano tre capitoli turistici della biografia di un pittore viaggiatore. Sono tre luoghi che modificano concretamente il modo in cui Deparis utilizza spazio, memoria e colore. La geografia diventa pittura.
Enrico Baj e The Divided Self: due artisti dentro la stessa opera
Nel 1991 Deparis incontra Enrico Baj. Il rapporto non si limita alla frequentazione tra due pittori: si trasforma in amicizia e poi in un esperimento di autorialità condivisa. Nel 1993 i due presentano alla Galerie Barbier-Beltz di Parigi The Divided Self / Le Moi divisé, un corpus di circa quarantacinque tavole realizzate a quattro mani e costruite a partire dal celebre libro di R. D. Laing The Divided Self: An Existential Study in Sanity and Madness, pubblicato originariamente nel 1960. La mostra parigina è aperta dal 6 maggio al 12 giugno e viene accompagnata da un catalogo di 47 pagine con trenta tavole riprodotte a colori. La scelta di Laing non funziona come semplice citazione intellettuale. Il suo studio ruota intorno alla percezione di un’identità fratturata, alla distanza tra sé e mondo, alla possibilità che l’io non venga vissuto come un’unità stabile. Baj e Deparis trasformano questa idea in un problema materialmente pittorico: che cosa succede all’identità di un’opera quando due artisti intervengono sulla stessa superficie? Baj porta con sé una ricerca costruita sull’assemblaggio, sul grottesco, sulla deformazione della figura e sulla critica ironica delle strutture di potere. Deparis introduce invece il proprio repertorio narrativo, il peso della memoria, il gusto per la citazione storica e una figurazione capace di oscillare tra eleganza e inquietudine. In The Divided Self nessuno dei due linguaggi deve vincere. L’opera funziona proprio perché rimane divisa: un’immagine contiene due decisioni, due mani e due sistemi visivi che continuano a essere riconoscibili. Il progetto prosegue oltre Parigi: nel 1994 Baj & Deparis: The Divided Self arriva alla Tribeca Art Gallery di Milano. È un passaggio importante perché mostra come il rapporto con Baj non sia un episodio marginale nella biografia di Deparis, ma una ricerca abbastanza definita da produrre un corpus, un catalogo e una successiva circolazione espositiva. Nella retrospettiva prodotta da Darte queste opere assumono quindi un valore preciso. Inserirle significa ricollocare Deparis dentro una rete europea di scambi e sottrarlo all’immagine troppo facile del pittore isolato che lavora lontano dai centri. Gilles Hertzog lo definisce il “fratello in pittura e in spirito” di Baj, Raymond Mason e Pierre Klossowski: una frase che restituisce meglio di molte classificazioni la qualità delle relazioni intellettuali nelle quali il suo lavoro si muove.
La Puglia non è uno sfondo. Cambia la pittura
Negli anni Novanta il Salento entra progressivamente nella vita e nella pittura di Deparis. L’artista frequenta il territorio, lavora tra paesaggio e architettura e infine sceglie Lecce come luogo in cui stabilirsi. La trasformazione non è soltanto geografica. Le tonalità più scure di altri cicli lasciano spazio a colori più aperti, alla vegetazione mediterranea, ai giardini, alle palme e a una luce che modifica radicalmente l’atmosfera delle tele. La Galerie T&L legge questa fase anche attraverso una sensibilità neo-fauve, mentre Gilles Hertzog avvicina la gioia cromatica di Deparis a quella di Raoul Dufy. Hertzog insiste sui rossi, sui verdi e sui gialli, sui mari, sui giardini e sulle piante monumentali, ma la sua lettura non riduce queste opere a una celebrazione mediterranea. Il colore diventa il modo in cui Deparis trasforma il mondo osservato. La Puglia non viene registrata: viene reinventata. È per questo che il rapporto con il Salento appartiene pienamente alla ricerca dell’artista e non semplicemente alla sua biografia. Nel 2006 Deparis si stabilisce a Lecce e lavora a uno dei progetti più emblematici di questo rapporto: il grande soffitto di circa trenta metri quadrati di Palazzo Palmieri, noto come Histoire d’une famille, histoire du Salento – Hommage à Murat. La pittura entra fisicamente nell’architettura storica della città e utilizza episodi, memorie e personaggi del territorio come materiale per una composizione monumentale. La scelta di Darte di costruire la retrospettiva proprio a Lecce acquista così un significato molto diverso da una semplice convenienza territoriale. Deparis ritorna nel luogo che interviene sulla sua pittura e nel quale lascia a sua volta tracce concrete. Non a caso, nel 2013 Gilles Hertzog individua Lecce come una delle sedi naturali per una futura grande retrospettiva. E quando il progetto prende forma nel 2025, la città non funziona come cornice: diventa una delle fonti dell’opera che la mostra cerca di comprendere.
Quasi trenta opere, Parigi e Lecce: ciò che serve per costruire una retrospettiva
Una retrospettiva appare semplice soltanto quando tutto il lavoro necessario per costruirla funziona. Il pubblico entra in una sala e incontra quasi trenta opere; prima di quel momento esistono ricerca, selezione, prestiti, relazioni con i collezionisti, movimentazione, verifica degli spazi, progettazione dell’allestimento, coordinamento curatoriale, produzione dei materiali, comunicazione e dialogo con la sede istituzionale. Nel caso di Régis Deparis, la complessità aumenta perché il percorso deve tenere insieme oltre quarant’anni di ricerca e opere appartenenti a fasi profondamente differenti. La stessa Galerie T&L presenta la mostra come un percorso costruito attraverso quasi trenta lavori provenienti da collezioni private. È in questa architettura che le competenze di Darte diventano parte del contenuto stesso della mostra. La produzione non consiste nel mettere a disposizione uno spazio, ma nel costruire le condizioni affinché la conoscenza sviluppata dalla Galerie T&L e la lettura curatoriale di Tancredi Hertzog-Guarini possano diventare un progetto museale coerente a Lecce. Darte connette Parigi e Puglia, ricerca e produzione, prestatori e istituzione, singola mostra e sistema più ampio di Lecce Art Week. Il ruolo di Andrea Tapparini attraversa precisamente questo livello. Come fondatore di Darte e figura alla guida della manifestazione, Tapparini definisce il quadro nel quale la retrospettiva entra nel programma, ne sostiene la costruzione produttiva e la inserisce in una visione più ampia della città come piattaforma capace di ospitare progetti contemporanei e relazioni internazionali. Lecce Art Week 2025 viene presentata pubblicamente come una rassegna prodotta e promossa dal Gruppo Darte di Tapparini, con il patrocinio di istituzioni territoriali e una rete di partner che comprende musei, fondazioni, gallerie e realtà curatoriali. La collaborazione con Galerie T&L è quindi complementare, non accessoria. La galleria segue il lavoro di Deparis, ne sviluppa la ricerca e porta nel progetto una conoscenza storico-artistica costruita nel tempo; Darte possiede la capacità di trasferire quella ricerca dentro una produzione complessa, inserirla in una sede museale e trasformarla in un’esperienza pubblica. Il prestigio del progetto nasce precisamente da questa divisione competente dei ruoli: non dalla sovrapposizione, ma dalla capacità di far lavorare insieme specializzazioni differenti. Ed è qui che la retrospettiva acquista forse il suo significato più forte. Nel 2013 La Règle du Jeu osserva che Deparis non riceve il riconoscimento corrispondente al valore della sua ricerca e auspica esplicitamente una grande retrospettiva, indicando Lecce tra i luoghi in cui quella storia dovrebbe tornare visibile. Nel 2025 Darte, insieme a Tancredi Hertzog-Guarini e alla Galerie T&L, costruisce esattamente una delle condizioni necessarie perché ciò accada. Quasi trenta opere tornano così a essere viste non come frammenti indipendenti, ma come parti di una traiettoria che collega Lille, Parigi, Roma, Luxor, Enrico Baj e il Salento. La retrospettiva non pretende di chiudere definitivamente il discorso su Régis Deparis. Fa qualcosa di più utile: lo riapre. Per Darte è anche una dichiarazione sul significato della produzione culturale. Curare e produrre un progetto non significa semplicemente mostrare opere; significa riconoscere una storia che merita di essere rimessa in circolo, trovare le competenze necessarie per leggerla, costruire le relazioni indispensabili per renderla possibile e individuare il luogo nel quale possa acquistare un nuovo significato. Nel caso di Régis Deparis, quel luogo è Lecce.
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