Ella Bril: dipingere quando il tempo non appartiene più solo a te

La maternità ha cambiato i soggetti di Ella Bril, ma soprattutto le condizioni in cui la sua pittura prende forma. Motherhood: Luminous Origins parte da corpi, notti insonni e gesti di cura per aprire una questione più ampia: che cosa accade alla figura dell’artista quando creare non può più essere separato dal resto della vita?

di Clara Greco·14 ago 2026·6 min di lettura
Ella Bril: dipingere quando il tempo non appartiene più solo a te

La maternità non ha cancellato ciò che ero: mi ha ampliata e mi ha costretta a incontrare parti di me che non conoscevo ancora.

Ella Bril, intervista a Luminary Mothers, 2025

Prima che tutto cambiasse

Prima di dipingere la maternità, Ella Bril dipingeva già le relazioni. Figure sole o riunite in gruppo occupavano grandi tele attraversate da colori saturi, elementi naturali e prospettive volutamente instabili. Nata nei Paesi Bassi e attiva ad Amsterdam, Bril descrive la propria pittura come un territorio sospeso tra realtà e immaginazione, costruito a partire dalle persone incontrate nella vita quotidiana e dall’interesse per ciò che determina il comportamento umano. Il colore, nelle sue opere, può assumere la stessa importanza della figura: non accompagna semplicemente la scena, ne modifica l’atmosfera e il significato.

Ella Bril. Different and the same, 2023, Oil on linen canvas, 175x215 cm
Ella Bril. Different and the same, 2023, Oil on linen canvas, 175x215 cm

Poi arriva qualcuno che ha bisogno di te

La nascita della figlia Polly modifica questa posizione. Bril racconta la maternità come un’esperienza simultaneamente espansiva e destabilizzante: un amore nuovo, una responsabilità continua e la sensazione che l’identità precedente non possa semplicemente continuare intatta. Da questa trasformazione nasce Motherhood: Luminous Origins, la personale presentata da MTArt Agency alla TM Gallery di Londra dal 16 ottobre al 12 dicembre 2025. Nove dipinti a olio affrontavano maternità, cura e presenza emotiva partendo da esperienze estremamente concrete.

Non è semplicemente un cambio di soggetto. Quando una persona dipende da te ventiquattro ore al giorno, cambia anche il modo in cui osservi il mondo.

Ella Bril. My neighbor, 2022, Oil on linen canvas, 100x140 cm
Ella Bril. My neighbor, 2022, Oil on linen canvas, 100x140 cm

Il lavoro che quasi nessuno vede

Alcune delle opere più interessanti della serie nascono proprio da ciò che normalmente rimane fuori dalla rappresentazione pubblica della maternità. Breastfeeding by Moonlight prende forma dalle notti trascorse ad allattare, quando, nelle parole dell’artista, il mondo sembrava ridursi a lei e alla figlia. Safe With Me parte invece dalla scoperta di un istinto di protezione quasi animale. Nei dipinti i corpi possono avvicinarsi fino a perdere parte dei propri confini, mentre luce e ombra rendono inseparabili tenerezza e inquietudine.

La cura è fatta spesso di gesti minuscoli, ripetuti e poco spettacolari. Proprio per questo tende a diventare invisibile. Come si rappresenta qualcosa il cui valore cresce mentre diminuisce la possibilità che venga visto? Bril risponde senza monumentalizzare artificialmente quei gesti. Li porta sulla tela e lascia che sia la loro intensità ordinaria a occupare spazio.

Ella Bril. The cat person, 2022, Oil on linen canvas, 100x150 cm
Ella Bril. The cat person, 2022, Oil on linen canvas, 100x150 cm

Quando cambia il tempo, cambia anche la pittura

La trasformazione più interessante, però, potrebbe non essere iconografica. È temporale. Bril racconta che dopo la maternità il lavoro è diventato molto meno spontaneo nell’organizzazione. Lo studio deve entrare in finestre precise; parte del processo si sposta a casa; il momento disponibile per dipingere deve essere utilizzato immediatamente. L’artista descrive questa nuova condizione come più difficile, ma anche capace di ridurre l’eccesso di analisi e rendere alcune decisioni più istintive.

Qui Motherhood: Luminous Origins supera la biografia personale. L’immagine romantica dell’artista presuppone spesso tempo, concentrazione, isolamento, possibilità di interrompere il resto del mondo. La cura funziona nel modo opposto: interrompe, frammenta, reclama presenza. Che cosa succede a una pratica artistica quando creare non può più essere l’unica priorità? Nel caso di Bril, il limite non sembra avere ridotto l’urgenza. L’ha concentrata.

Ella Bril. Still life Tapas, 2022, Oil on linen canvas, 67x90 cm
Ella Bril. Still life Tapas, 2022, Oil on linen canvas, 67x90 cm

L’artista non scompare dentro la madre

È facile raccontare la maternità attraverso l’idea del sacrificio: una vecchia identità che arretra perché possa emergere quella materna. Bril descrive qualcosa di più complesso. Alcune parti della vita precedente cambiano importanza, altre vengono ridimensionate, mentre la pittura rimane una necessità. La maternità, sostiene, non ha cancellato ciò che era: lo ha ampliato, costringendola a incontrare parti di sé che prima non conosceva.

È una distinzione importante anche culturalmente. Essere madre non diventa l’identità che sostituisce tutte le altre. Diventa una forza che entra in relazione con quelle già esistenti. Per questo i lavori più riusciti della serie non illustrano semplicemente “la maternità”. Mostrano la difficoltà di continuare a essere contemporaneamente artista, individuo, partner, corpo autonomo e persona responsabile di qualcun altro.

Ella Bril. Polly and the french bull, 2023, Oil on linen canvas, 100x110 cm
Ella Bril. Polly and the french bull, 2023, Oil on linen canvas, 100x110 cm

La maternità riguarda anche il sistema dell’arte

A questo punto la questione esce dallo studio di Ella Bril. Il sistema dell’arte parla continuamente di produzione, mobilità, residenze, opening, studio visit, fiere e opportunità internazionali. Molto meno spesso parla delle condizioni materiali che permettono a un artista di essere presente in quei luoghi. Tempo, sostegno familiare, disponibilità economica e lavoro di cura non compaiono normalmente nel curriculum, ma possono determinare profondamente chi riesce a costruirlo. Bril racconta apertamente la necessità di trovare piccoli spazi di tempo e, quando possibile, affidarsi a una rete di supporto per poter tornare nel proprio spazio creativo.

Questo non significa chiedere a un sistema culturale di eliminare la complessità della vita. Significa riconoscere che la possibilità di produrre arte non dipende esclusivamente dal talento. Forse la domanda più scomoda è un’altra: quanto della nostra idea di artista dipende ancora dal privilegio di avere qualcun altro che si occupa del resto?

Ella Bril. The vintage Find, 2023, Acrylic on linen canvas, 80x100 cm
Ella Bril. The vintage Find, 2023, Acrylic on linen canvas, 80x100 cm

Dal proprio corpo a quello degli altri

Bril non sembra voler lasciare questa ricerca confinata all’autobiografia. Ha raccontato di voler invitare altre madri nel proprio studio, ascoltarle e dipingerle, introducendo nel lavoro esperienze differenti dalla propria. È un passaggio potenzialmente decisivo: ciò che nasce come trasformazione individuale può diventare uno spazio di confronto più ampio sulla cura, sul corpo e sul lavoro invisibile.

La specificità, in questo caso, non limita la possibilità di parlare agli altri. La aumenta. Una notte trascorsa ad allattare appartiene a una persona precisa. La stanchezza, la paura di non essere abbastanza, il bisogno di proteggere qualcuno e la difficoltà di riconoscersi dopo una trasformazione appartengono invece a un territorio emotivo molto più vasto. È così che una biografia può diventare pittura senza trasformarsi in diario.

Ella Bril in her studio
Ella Bril in her studio

Forse non serve scegliere

Motherhood: Luminous Origins diventa interessante nel momento in cui smette di essere soltanto una mostra sulla maternità. Parla della difficoltà di mantenere un’identità quando la vita ne introduce un’altra. Parla del tempo necessario per produrre cultura. Del lavoro che rimane invisibile dietro quello visibile. E mette in discussione una figura dell’artista costruita troppo spesso come se creare richiedesse la possibilità di sottrarsi temporaneamente a tutto il resto. Ella Bril si trova nella situazione opposta. Non può separare completamente pittura e cura, studio e casa, identità artistica e trasformazione personale. Forse proprio per questo il lavoro recente acquista una tensione che prima non poteva avere. Non perché diventare madre renda automaticamente un’artista migliore. Sarebbe una conclusione troppo semplice. Ma perché quando le condizioni della vita cambiano davvero, anche il linguaggio deve decidere se cambiare con loro. E se una delle forme più contemporanee di libertà artistica fosse smettere di fingere che l’arte nasca separata dalla vita che la rende possibile?

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