L’artista commerciale passa davanti al concettuale su una Bentley
Uno ha venduto troppo. L’altro ha capito tutto. Indovina chi sta cercando parcheggio davanti ad Art Basel.

ART FRIED® Contemporary culture, served hot. Read in one shot. Digest later. Il sistema dell’arte ha un rapporto meravigliosamente complicato con il successo commerciale: lo desidera, lo produce e poi, appena diventa troppo evidente, comincia a trovarlo un po’ volgare. Un artista vende troppo? Commerciale. Piace immediatamente? Sospetto. Produce opere che i collezionisti vogliono davvero appendere in casa? Peggio ancora. Nel frattempo, naturalmente, gallerie e case d’asta pubblicano risultati milionari, le fiere misurano il proprio successo anche attraverso le vendite e mezzo sistema vola dall’altra parte del mondo per incontrare persone che comprano arte. Non c’è niente di incoerente nel distinguere valore artistico e valore economico: sono due cose diverse e la storia è piena di artisti importanti ignorati dal mercato e artisti costosissimi successivamente dimenticati. L’incoerenza comincia quando la difficoltà economica viene romanticizzata come prova di integrità, mentre il successo diventa qualcosa da giustificare. Come se il bonifico, superata una certa cifra, potesse contaminare retroattivamente il quadro. Il punto non è incoronare il mercato come giudice dell’arte. Sarebbe persino più ingenuo del contrario. È accettare che un artista possa essere rigoroso, intelligente, ambizioso e contemporaneamente molto bravo a costruire desiderio intorno al proprio lavoro. Warhol non sembrava particolarmente terrorizzato dall’idea. Hirst nemmeno. E la distanza tra ricerca e mercato è sempre stata meno pulita di quanto certe biografie postume amino raccontare. Forse dovremmo preoccuparci meno di stabilire se un artista sia diventato “troppo commerciale” e chiedere qualcosa di più interessante: dopo il prezzo, dopo l’hype, dopo la lista d’attesa, rimane un’opera capace di reggere lo sguardo? Se sì, può anche arrivare in Bentley. Se no, almeno qualcuno avrà avuto un passaggio. Art. Culture. No cold takes.
Continua a leggere

Il problema non è l’AI. È che ci sta mostrando quanto siamo prevedibili.
L’intelligenza artificiale non sta solo imparando a creare immagini. Sta imparando quanto facilmente può imitare quello che chiamiamo stile.

L’arte non compete più solo con l’arte
Un’opera oggi deve sopravvivere nello stesso mondo di campagne moda, videoclip, meme, cinema, design e immagini generate in un secondo.

Perché tutti vogliono sembrare come se non gli importasse
Abbiamo trasformato la nonchalance in una performance. E richiede una quantità impressionante di lavoro.
