Oh de Laval: il desiderio prima del giudizio
Corpi deformati, rosa veneziano, sesso, ironia e improvvise esplosioni di violenza. Oh de Laval costruisce scene apparentemente giocose per interrogare desiderio, morale e comportamento umano. Ma chi decide davvero dove finisce il piacere e comincia la trasgressione?

“Le persone guardano l’arte attraverso sé stesse e vedono soltanto ciò che sono.”
— Oh de Laval, intervista a COEVAL Magazine
Una scena bellissima. Finché non guardi meglio
I dipinti di Oh de Laval funzionano spesso come piccole trappole visive. Ci sono interni eleganti, giardini, balconi, abiti, animali e un rosa luminoso diventato quasi una firma. Poi qualcosa rompe l’equilibrio. Un gesto sessuale, una ferita, un sorriso troppo largo, un corpo piegato in una posizione improbabile. Quello che da lontano sembrava romantico diventa ambiguo. Nata a Varsavia nel 1990 da una famiglia polacco-thailandese e oggi attiva a Parigi, de Laval ha costruito una pittura figurativa immediatamente riconoscibile proprio su questa collisione tra seduzione e disagio.

Il problema non è il sesso. È il giudizio
Sessualità, desiderio e pulsioni attraversano quasi tutta la sua ricerca, ma considerarli soltanto provocazioni significherebbe fermarsi alla superficie. De Laval si interessa soprattutto alle decisioni umane e alle conseguenze che producono. La sua formazione in sociologia entra qui direttamente nella pittura: il comportamento individuale viene continuamente messo in relazione con regole, aspettative e convenzioni collettive. Anche il suo interesse per Émile Durkheim e per la funzione sociale della devianza aiuta a comprendere perché nei dipinti nessuno sembri completamente innocente o colpevole. Chi decide, allora, quale desiderio è accettabile e quale diventa trasgressione?

Un teatro popolato dalle nostre contraddizioni
Le figure di de Laval non sono personaggi realistici. Hanno corpi allungati, volti deformati e movimenti quasi da cartone animato. L’artista le considera spesso estensioni di sé, ma anche burattini attraverso i quali mettere in scena emozioni e questioni sociali. È una distinzione importante: il dipinto non vuole raccontare una storia con una morale precisa. Costruisce piuttosto un teatro nel quale amore, rabbia, lussuria, paura e tenerezza possono apparire contemporaneamente. Lo spettatore viene lasciato senza istruzioni, costretto a decidere da solo chi siano le vittime, chi i colpevoli e persino se queste categorie abbiano ancora senso.

Il piacere non è wellness
Con Take Your Pleasure Seriously, presentata da Galerie Marguo a Parigi nel 2023, de Laval ha reso questa posizione particolarmente esplicita. Il piacere delle sue opere non coincide con l’idea contemporanea di benessere confezionato attraverso rituali, prodotti e ottimizzazione personale. È qualcosa di più instabile: può significare libertà, rischio, euforia, perdita di controllo. Nel grande trittico centrale della mostra, una corsa in motocicletta si trasformava in un’immagine cinematografica di velocità, pericolo e desiderio. Prendere seriamente il piacere significava quindi riconoscere anche ciò che in esso può essere irrazionale e persino autodistruttivo.

Che fine hanno fatto i segreti?
Nel 2025, con I miss when people had secrets, la ricerca si è spostata dal piacere alla privacy. In un presente dominato da confessioni su TikTok, oversharing e intimità trasformata in contenuto, de Laval ha guardato al segreto quasi come a una specie in via di estinzione. La mostra utilizzava anche l’immaginario della Chiesa cattolica — confessione, peccato, rituale, colpa — e durante l’apertura l’artista invitava il pubblico a partecipare a un vero Confessional, condividendo i propri segreti. Il passaggio è sottile: ciò che un tempo veniva nascosto oggi può diventare materiale da pubblicare. Ma se tutto deve essere mostrato, avere ancora qualcosa da non condividere può diventare una forma di libertà?

Dal Rococò a Kali Uchis
La forza visiva delle opere nasce anche da riferimenti che attraversano territori molto diversi. Cinema, illustrazione, cultura pop, pittura europea e immaginari rococò convivono con una sensibilità decisamente contemporanea. Il percorso di de Laval ha inoltre oltrepassato presto lo spazio della galleria: nel 2020 ha realizzato l’artwork per l’EP To Feel Alive di Kali Uchis, mentre il suo lavoro è stato presentato in contesti che vanno da Unit London al Museum of Sex di New York e ad Art Collaboration Kyoto. Non è difficile capire perché questa pittura circoli bene anche fuori dal sistema strettamente artistico: possiede la velocità visiva della cultura pop senza rinunciare alla possibilità di diventare scomoda.

Forse il quadro sta guardando noi
È facile definire le opere di Oh de Laval erotiche, provocatorie o trasgressive. Più difficile è capire perché alcune immagini ci sembrino tali. L’artista lascia intenzionalmente questo compito allo spettatore: non vuole spiegare completamente le proprie scene, perché ciò che ciascuno riconosce dipende anche dalla propria esperienza. È qui che la pittura smette di essere soltanto rappresentazione del desiderio e diventa un test sul modo in cui giudichiamo gli altri. De Laval costruisce un mondo senza conseguenze apparenti per rendere più visibili le regole del nostro. Se un dipinto ci disturba, quanto di quel disagio appartiene davvero all’immagine e quanto appartiene a noi?
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