Helen Beard: il desiderio cambia punto di vista
Colori saturi, corpi ravvicinati e immagini che oscillano tra figurazione e astrazione. Helen Beard usa la pittura per riportare il desiderio femminile al centro dell’immagine, trasformando l’erotismo in una questione di sguardo, libertà e rappresentazione.
“Volevo esprimere il sesso in modo gioioso, senza vergogna.”
— Helen Beard, intervista ad Art Plugged, 2022
Prima arriva il colore
Guardando un dipinto di Helen Beard da lontano, il sesso può persino passare inosservato. Prima arrivano il rosa, l’arancio, il blu elettrico, il verde. Poi le forme iniziano a ricomporsi e ciò che sembrava quasi astratto rivela corpi, mani, bocche e gesti intimi. È questo ritardo dello sguardo a rendere la sua pittura interessante. Beard non utilizza il colore per decorare un’immagine erotica: lo usa per modificarne la percezione. Nel 2018, quando True Colours portò le sue grandi tele alla Newport Street Gallery di Londra insieme ai lavori di Sadie Laska e Boo Saville, Studio International sottolineò proprio questo cortocircuito tra l’impatto immediato delle superfici cromatiche e la successiva scoperta del soggetto.

Chi guarda chi?
Il tema di Beard è il desiderio, ma il punto decisivo riguarda lo sguardo. Per secoli il corpo femminile è stato uno dei grandi soggetti dell’arte occidentale, molto più raramente raccontato dal punto di vista del piacere e dell’autonomia femminile. Beard interviene dentro questa storia senza rinunciare all’esplicitazione. Utilizza anche immagini pornografiche come materiale di partenza, ma le taglia, le ingrandisce e le trasforma fino a destabilizzare ruoli e identità. I corpi possono fondersi al punto da diventare difficili da distinguere. La domanda smette così di essere semplicemente cosa stiamo guardando e diventa: da quale posizione lo stiamo guardando? L’artista ha dichiarato più volte di voler aprire una conversazione sulla sessualità e sul desiderio femminile, ancora troppo spesso considerati secondari.

La pittura pensa come una macchina da presa
Prima di dedicarsi pienamente alla propria pratica artistica, Beard ha lavorato per quindici anni nel cinema come assistant art director. Quell’esperienza continua a essere visibile nei dipinti. Ci sono primi piani estremi, dettagli isolati, cambi di scala e inquadrature che sembrano provenire da una macchina da presa. A volte il corpo viene avvicinato così tanto da perdere quasi la propria identità anatomica e trasformarsi in una composizione di curve e campiture. Altre volte l’inquadratura si apre e restituisce una scena più leggibile. È un vocabolario cinematografico trasferito sulla tela, dove il crop non serve soltanto a scegliere cosa mostrare, ma soprattutto cosa lasciare fuori.

Il piacere può essere politico
La forza del lavoro di Beard sta anche nel rifiutare l’idea che un’opera debba diventare cupa per essere critica. I suoi dipinti possono essere espliciti, ma sono spesso luminosi, vitali, persino giocosi. Il piacere non viene trattato come qualcosa da giustificare. Questa posizione acquista peso proprio perché la rappresentazione della sessualità continua a essere attraversata da disuguaglianze, censura e doppi standard. Nel 2022 Beard ha co-curato con Maria Elena Buszek e Alayo Akinkugbe Sensitive Content a Unit London, riunendo artisti le cui opere femministe, queer o politiche avevano incontrato forme di censura. Il discorso sul corpo usciva così dalla singola tela per diventare una questione di libertà dell’immagine e di chi può occupare lo spazio pubblico.

Non soltanto pittura
Beard lavora anche con collage, serigrafia, ricamo e scultura. Il passaggio da un medium all’altro rende ancora più evidente quanto il suo interesse sia legato alla fisicità dell’immagine. Nel needlepoint, un gesto tradizionalmente associato al lavoro domestico diventa il supporto per immagini e frasi sessualmente esplicite. In I Have Made My Bed, I Will Lie in It, del 2019, un letto di chiodi azionato da vibratori traduce desiderio, pericolo e ironia in un oggetto reale. La sessualità non è quindi soltanto rappresentata: viene continuamente spostata tra superficie, materia, tatto e spazio.

Rendere visibile ciò che era già lì
La pittura di Helen Beard non inventa il desiderio femminile, naturalmente. Lo rende difficile da ignorare. Ed è forse questa la distinzione più importante. Le sue opere prendono un soggetto antico quanto la storia dell’arte e modificano la posizione dalla quale viene osservato. Il colore attrae, l’astrazione rallenta il riconoscimento, l’inquadratura destabilizza le gerarchie tra i corpi. Quando finalmente comprendiamo l’immagine, ci accorgiamo che anche il nostro modo di guardare è diventato parte dell’opera. È qui che una pittura apparentemente immediata acquista complessità: non ci chiede soltanto di accettare ciò che mostra, ma di capire quali abitudini culturali determinano ancora ciò che siamo preparati a vedere.
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