Helen Beard: il desiderio cambia punto di vista
Colori saturi, corpi ravvicinati e immagini che oscillano tra figurazione e astrazione. Helen Beard usa la pittura per riportare il desiderio femminile al centro dell’immagine, trasformando l’erotismo in una questione di sguardo, libertà e rappresentazione.

Becky Tucker: e se il futuro sembrasse un reperto archeologico?
Creature pallide, rettili impossibili, armature, volti che compaiono sulle ginocchia e ceramiche che potrebbero avere cento oppure tremila anni. Becky Tucker costruisce oggetti volutamente difficili da collocare nel tempo, mescolando archeologia, mitologia, horror e fantascienza. Ma se un giorno qualcuno trovasse i resti della nostra civiltà, quanto riuscirebbe davvero a capire di noi?

Ben Crase: cosa succede quando il cowboy smette di dover essere duro?
Cappelli rosa, saloon, orsi, grandi felini, lampadari e uomini che sembrano fratelli. Ben Crase prende uno dei simboli più resistenti dell’immaginario americano — il cowboy — e lo allontana dalla conquista, dalla forza e dalla solitudine per parlare di amicizia, vulnerabilità e appartenenza. Ma quanto cambia un mito quando permettiamo ai suoi uomini di essere finalmente gentili?

Bobbi Essers: l’amicizia merita un grande dipinto
Abbracci, mani, vestiti, automobili e frammenti di notti trascorse insieme. Bobbi Essers trasforma fotografie analogiche dei propri amici in grandi dipinti nei quali i volti spesso scompaiono. Al centro rimane qualcosa che l’arte ha raccontato meno di quanto pensiamo: il modo in cui l’amicizia contribuisce a costruire chi siamo.

Vivian Greven: il corpo nell’epoca delle immagini perfette
Corpi levigati come marmo, pelle senza imperfezioni, mani che si sfiorano e figure sospese tra scultura classica e avatar digitale. Vivian Greven usa la pittura per interrogare una contraddizione del presente: non abbiamo mai visto così tante immagini del corpo, ma vedere significa ancora sentirne la presenza?
In evidenzaOh de Laval: il desiderio prima del giudizio
Corpi deformati, rosa veneziano, sesso, ironia e improvvise esplosioni di violenza. Oh de Laval costruisce scene apparentemente giocose per interrogare desiderio, morale e comportamento umano. Ma chi decide davvero dove finisce il piacere e comincia la trasgressione?
In evidenzaHai-Hsin Huang: l’assurdità è già tutta intorno a noi
Matrimoni disastrosi, fiere d’arte, palestre, musei, cani sconosciuti e folle in vacanza. Hai-Hsin Huang osserva la vita quotidiana e la trasforma in una commedia leggermente inquietante, dove dietro i colori brillanti emergono ansia, conformismo e fragilità.
In evidenzaGori Mora: quanto siamo vicini quando ci separa uno schermo?
Corpi, specchi, stanze private e superfici che riflettono chi guarda. Gori Mora usa la pittura per interrogare desiderio, identità queer e relazioni in un presente nel quale incontrarsi è diventato più facile, ma sentirsi davvero vicini non necessariamente.
In evidenzaElla Bril: dipingere quando il tempo non appartiene più solo a te
La maternità ha cambiato i soggetti di Ella Bril, ma soprattutto le condizioni in cui la sua pittura prende forma. Motherhood: Luminous Origins parte da corpi, notti insonni e gesti di cura per aprire una questione più ampia: che cosa accade alla figura dell’artista quando creare non può più essere separato dal resto della vita?
In evidenzaGaHee Park: cosa accade quando nessuno guarda
Donne sole, cocktail, pesci, finestre, amanti e presenze che sembrano comparire da un sogno. GaHee Park costruisce una pittura sospesa tra desiderio e inquietudine, nella quale ciò che è privato non rimane mai completamente al riparo dallo sguardo.
In evidenzaGeoffroy Pithon: cosa succede quando la pittura esce dalla cornice?
Carta, pigmenti, serigrafia, colori fluorescenti e installazioni monumentali. Geoffroy Pithon attraversa pittura e graphic design costruendo immagini che non vogliono soltanto essere guardate, ma diventare parte dello spazio.
In evidenzaDing Shilun: dipingere il presente come una mitologia personale
Manga, folklore cinese, Goya, moda, cinema e cultura pop convivono nelle grandi tele di Ding Shilun. Nato a Guangzhou e attivo tra Cina e Londra, l’artista trasforma la confusione del presente in favole personali sospese tra seduzione e inquietudine.
