
Ambra Castagnetti: quanto di noi appartiene davvero solo a noi?
Serpenti, corpi legati, cera, orchidee, avatar e apparizioni digitali. Ambra Castagnetti costruisce un mondo nel quale umano, animale e tecnologico smettono continuamente di essere categorie separate. Dalla Biennale di Venezia al MAMBO di Bogotá, la sua ricerca parte da una domanda che riguarda tutti: se il nostro corpo viene trasformato dalle relazioni, dall’ambiente, dal desiderio e dalla tecnologia, quanto di ciò che chiamiamo “io” appartiene davvero soltanto a noi?

Benedetto Pietromarchi: costruire un bestiario per un mondo che cambia
Uccelli, radici, creature marine e animali impossibili attraversano la scultura di Benedetto Pietromarchi, ma la natura non viene mai trattata come qualcosa di stabile da riprodurre. Formatosi tra scultura classica e architettura, dopo quindici anni a Londra l’artista ha ritrovato nella Maremma un territorio dal quale estrarre materiali, immagini e nuove mitologie. Dalla terracotta ai bestiari contemporanei, il suo lavoro osserva un mondo nel quale animale, vegetale, minerale e artificiale sembrano sempre meno separabili.

Giuseppe Gallace: dipingere ciò che manca
Interni domestici, figure che sembrano sul punto di apparire o scomparire, colori sospesi e dettagli che interrompono la logica della scena. Giuseppe Gallace costruisce dipinti nei quali ciò che manca conta quanto ciò che viene rappresentato. Nel 2025 Darte gli ha dedicato Fragmenta, una personale nella Sacrestia di San Francesco della Scarpa a Lecce: otto oli su tela per entrare in una pittura che non racconta storie complete, ma lascia allo spettatore il compito di immaginare ciò che è accaduto prima e ciò che potrebbe accadere dopo.

Giampaolo Parrilla: dipingere dopo la crisi delle immagini
Reportage, propaganda, social network, sorveglianza, immagini di guerra e contenuti generati dall’intelligenza artificiale convivono ormai nello stesso spazio visivo. Giampaolo Parrilla utilizza la pittura per rallentare questo flusso e interrogare il modo in cui le immagini costruiscono ciò che consideriamo reale. Nel 2026 Darte ha curato a Lecce la sua personale Redemption Machines, negli spazi della Fondazione Palmieri, mettendo in relazione questa ricerca con la storia di un luogo segnato da protezione, disciplina e controllo.
