VISIONS a Venezia: due sguardi sul mondo tra pittura e fotografia
A Venezia, durante la Biennale, VISIONS ha riunito oltre cento artisti da più di quaranta Paesi. Darte ha partecipato alla coproduzione con due curatori e due percorsi distinti dedicati alla pittura e alla fotografia: li

A Venezia, durante la Biennale, VISIONS ha riunito oltre cento artisti da più di quaranta Paesi. Darte ha partecipato alla coproduzione con due curatori e due percorsi distinti dedicati alla pittura e alla fotografia: linguaggi diversi chiamati a interrogare ciò che lega realtà esteriore e mondo interiore.
Venezia, nel momento in cui tutto si incontra
A luglio Venezia vive ancora dentro la Biennale. Artisti, curatori e visitatori attraversano la città seguendo percorsi che spesso si allontanano dai Giardini e dall’Arsenale per entrare nei palazzi, nei cortili e negli spazi indipendenti disseminati tra i sestieri. È in questo contesto che il 17 luglio 2026 ha inaugurato VISIONS, terzo capitolo di ANIMA MUNDI 2026, negli spazi cinquecenteschi di Palazzo Albrizzi-Capello. La mostra ha riunito più di cento artisti provenienti da oltre quaranta Paesi, costruendo un panorama nel quale pittura, fotografia, mixed media e altre pratiche contemporanee potevano convivere nello stesso percorso.

Un’antica idea per guardare il presente
Il titolo ANIMA MUNDI riprende l’idea filosofica di una forza capace di attraversare e mettere in relazione ogni forma dell’esistenza. All’interno di VISIONS, questa intuizione diventa una domanda contemporanea: quali connessioni esistono oggi tra corpo e ambiente, individuo e società, natura e artificio, ciò che vediamo e ciò che percepiamo? Non è necessario conoscere Platone per entrare nella mostra. Il tema funziona soprattutto come una struttura aperta nella quale ogni artista costruisce la propria risposta attraverso immagini, materiali ed esperienze differenti.

Due curatori, due linguaggi
All’interno di questo sistema internazionale, Darte ha partecipato alla coproduzione di VISIONS sviluppando due percorsi curatoriale paralleli: uno dedicato alla pittura e uno alla fotografia, seguiti da due curatori. La scelta di mantenere distinti i due linguaggi non serviva a separarli, ma a comprenderne meglio le possibilità. Pittura e fotografia partono infatti da condizioni quasi opposte. La fotografia incontra una realtà già esistente e decide cosa trattenere. La pittura costruisce progressivamente la propria realtà attraverso materia, gesto, colore e tempo. Quando vengono osservate insieme, però, entrambe pongono la stessa domanda: quanto di ciò che vediamo appartiene realmente al mondo e quanto al nostro modo di interpretarlo?

La fotografia non registra soltanto il mondo
La selezione fotografica di VISIONS mostra quanto sia ormai distante l’idea della fotografia come semplice testimonianza del reale. Nelle immagini di Danny Johananoff, movimento e colore dissolvono la precisione documentaria trasformando incontri e paesaggi in percezioni instabili. Magnus Østermann utilizza invece la fotografia come spazio personale, costruendo immagini frammentate attraversate da vulnerabilità e resilienza. Vladan Marinkovic porta il linguaggio fotografico verso una dimensione ancora diversa, sospesa tra mito, autorappresentazione e ricerca della bellezza. Tre approcci che mostrano come la macchina fotografica non produca una verità neutrale: ogni immagine contiene già una scelta e quindi un punto di vista.

La pittura costruisce ciò che non esiste ancora
Nella pittura il processo si rovescia. Adrï Menéghïni lavora attraverso stratificazioni, gesti e sperimentazioni nelle quali anche l’imperfezione diventa parte della costruzione dell’immagine. Andrew Gibbs utilizza città e architetture come depositi di memoria, mentre Patricia Graham attraversa figurazione e astrazione per dare forma a vulnerabilità e trasformazione. Nella ricerca di Diana Rîmbu, infine, il dipinto assume una dimensione introspettiva nella quale colore e composizione cercano qualcosa che non può essere semplicemente descritto. La tela non riproduce quindi un mondo già dato: permette di costruirne uno nuovo.

Quando i linguaggi iniziano a contaminarsi
La distinzione tra pittura e fotografia diventa però meno netta appena le opere entrano nello stesso spazio. Un fotografo può lavorare sul colore come un pittore; un pittore può utilizzare l’immagine con la precisione di un’inquadratura fotografica. È qui che il formato collettivo acquista interesse. VISIONS non chiedeva di scegliere quale linguaggio fosse più capace di rappresentare il presente, ma permetteva di osservare come strumenti diversi potessero arrivare a interrogativi simili. La review della mostra insiste proprio sulla convergenza tra percezione, emozione e trasformazione, fino a descrivere pittura, fotografia e mixed media come parti di un unico percorso tra realtà esteriore ed esperienza interiore.
Produrre connessioni, non soltanto mostre
La coproduzione di Darte e la presenza dei due percorsi curatoriale si inseriscono in un progetto più ampio di connessioni europee. Venezia offre una condizione particolare: durante la Biennale, artisti che lavorano in contesti molto differenti possono trovarsi nello stesso luogo insieme a curatori, professionisti e pubblici internazionali. Palazzo Albrizzi-Capello amplifica questa dimensione. Le sale storiche, gli stucchi e gli affreschi entrano continuamente in contrasto con le opere contemporanee, facendo percepire la mostra non come una successione neutra di lavori, ma come un’esperienza costruita anche dallo spazio. ITSLIQUID sviluppa da anni a Palazzo Albrizzi-Capello programmi espositivi internazionali in collaborazione con ACIT Venice.
Vedere significa sempre scegliere
Forse il punto più interessante lasciato da VISIONS è proprio nella parola scelta come titolo. Una visione non coincide mai completamente con ciò che abbiamo davanti. Contiene esperienza, memoria, cultura e desiderio. La fotografia può partire dalla realtà e trasformarla; la pittura può partire dall’immaginazione e renderla visibile. Entrambe ricordano che vedere non è mai un atto passivo. E una mostra internazionale acquista significato quando non si limita a riunire molte opere, ma costruisce le condizioni perché prospettive lontane possano entrare in relazione. In una città attraversata in quei mesi da una delle più grandi concentrazioni di arte contemporanea al mondo, VISIONS ha aggiunto un’altra possibilità: fermarsi a osservare quanto possa cambiare il mondo quando cambia il modo in cui lo guardiamo.
“L’arte diventa uno spazio di trasformazione, connessione ed esperienza umana condivisa.”
— ITSLIQUID, review di VISIONS – ANIMA MUNDI 2026
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